Dramma ferroviario – direzione Petuški

Dramma ferroviario
direzione Petuški

Testo di
Fabio Casano

Regia di
Arianna Sorci

Progetto Semifinalista Premio Dante Cappelletti 2022

Progetto Finalista Luna Crescente 2023

con
Fabio Casano
Ilaria Felter
Antonio Somma

 

Assistente alla regia – Anastasia Ciocca

Musiche – Raffaello Basiglio

Durata | 60 minuti

STAZIONE DI KURSK – SINOSSI

Stazione di Mosca, 1969, Venička in preda ai fumi dell’alcool, ha intenzione di prendere il treno e raggiungere Petuški. Cos’è Petuški? È il paradiso perduto, un locus amoenus che non conosce inverno, dove il canto degli uccelli non cessa mai, dove gli alberi sono sempre in fiore. E soprattutto, dove si trova la donna amata. Venička, protagonista e autore di questo poema ferroviario, si troverà a solcare disperatamente la sconfinata terra russa per raggiungere il suo idillio: il viaggio, rigorosamente in treno, sarà scandito, da incontri inconsueti, visioni fantastiche e sbronze epocali. La vicenda è incastonata in una Russia piena di contraddizioni, schiacciata da una repressione e una censura ferocissime: è proprio in questo contesto che l’alcool diventa oltre che un vizio un culto.



VERSO PETUŠKI – NOTE DI REGIA

Liberamente tratto dall’opera Mosca-Petuški di Venedikt Erofeev, la regia si propone di mettere in scena, a partire da una drammaturgia inedita, il viaggio di Venička, scisso nella figura di personaggio e autore della vicenda stessa. Così come questa figura è resa duplice, anche il viaggio stesso si sdoppia: da una parte c’è la concretezza della tratta percorsa sul treno in direzione Petuški, in cui protagonista è un Venička quasi dantesco in preda ai fumi dell’alcool e a incontri al limite tra il reale e l’immaginario; dall’altra parte c’è il viaggio che si sviluppa a partire dai ricordi e dalle digressioni del Venička-autore.

In questo percorso stravagante e senza regole emergono due figure poliedriche e multiformi, due attori che vanno ad incarnare sia i curiosi abitanti del treno, sia gli incontri conturbanti e fondamentali per la vita dell’autore. Si tratta di una presenza decisiva, perennemente in scena e in costante cambiamento, capace di rendere corpo la polivocità del testo. A dominare dall’alto è una voce misteriosa che interloquisce con il protagonista, creando momenti di raccordo essenziali per lo sviluppo della trama. Tuttavia, anche questa voce ha un’identità tutt’altro che univoca e passa da essere colei che dà gli annunci ferroviari a qualcosa di decisamente più extra-mondano.

La scena è essenziale, vestita solo da alcuni parallelepipedi: essi costituiscono elementi essenziali per creare situazioni sempre nuove e favorire la dinamica veloce e roboante dello spettacolo. È attraverso bottiglie d’alcool, valigie misteriose e ingombranti cappotti che gli attori cambiano ruolo e modificano le loro relazioni, dando vita ad un sorprendente spaccato di umanità. 

Attraverso la leggerezza e l’autenticità dello sguardo dei personaggi di Dramma Ferroviario, la regia vuole far emergere il contrasto dell’uomo con una società crudele. Si innalza così la critica verso un mondo che non da dignità a tutte le vocazioni – come per Venička quella dell’essere autore – e si divide in chi può vedere il Cremlino e chi invece non l’ha mai visto. Un mondo spiazzante che in preda a contrasti e guerriglie esclude e dimentica posti.